mercoledì 13 aprile 2011

Angiolino il Breve


Hanno lavorato sino a tarda sera, come dei moderni Pico della Mirandola, incatenati ad una discussione che la drammaticità in cui vive il nostro Paese impone.
Una crisi nera e devastante, con migliaia di profughi che l’Europa ci risputa indietro facendosi odiare dalle nostre milizie verdi e con un’economia che non decolla, anzi, plana sempre più pesantemente sulle teste delle famiglie italiane.
Non c’è lavoro, e quel poco viene destinato a frotte di raccomandati dall'amico dell’amico mentre le Aziende (è di due giorni fa il grido disperato di sorella Marcegaglia) si sentono sole, abbandonate al loro destino e pertanto bisognose di affetto da cercare in altri lidi.
Si dirà: però, che classe politica seria e responsabile. Stanno sino a tarda ora per mettere finalmente mano ad uno sfacelo che giorno dopo giorno rigonfia come le acque dell’oceano…
Invece no, signore e signori, niente di tutto questo: il Parlamento si sta arrovellando sull'indispensabile ed inderogabile Processo Breve, tradotto ai giorni nostri In Prescrizione Breve.
Un problema atavico e fondamentale, che ridarà lavoro, che farà ripartire l’economia, che cancellerà con un colpo di spugna le odiose diatribe con i nostri vicini europei. 
La riforma della Giustizia passa dunque da una non riforma, perché non è interrompendoli prima che i colpevoli andranno in galera e gli innocenti ne rimarranno fuori, con buona pace di migliaia di persone che mai vedranno la luce della giustizia per i loro cari defunti.
Abbrevieremo dunque i processi, anche se il Ministro Alfano si prodiga nel ricordare che, calcoli pitagorici alla mano, la Legge andrà a toccare non più dello 0,2% dei procedimenti in corso, come dire “In fondo che male fa?”.
La domanda vera, che dovremmo però porci, non è tanto che male faccia ma a che cosa serva se lo stesso Ministro che l’ha proposta la ritiene così poco significativa; e a cosa può servire incatenare un intero Paese per mesi e mesi su una fuffa di questo genere?
Viene il dubbio che a qualcuno possa far comodo, che sia stata modellata in perfetto stile sartoria di un tempo per impedire che solo certi processi (appunto lo 0,2%) possano vedere la giusta fine del loro percorso., ma il dubbio passa subito se si rischia di essere apostrofati come "Comunisti e Sovversivi". Intanto tra chi legge gli articoli della Costituzione (esercizio importante ma fine a se stesso visto il numero di proposte bocciate in questi anni perché ritenute anticostituzionali) e chi sonnecchia in attesa del voto finale, c’è un Paese che langue nella vana speranza che i propri rappresentanti (se di rappresentanti si può parlare visto che siamo stati obbligati a votare proprio loro) politici si accorgano, tutti insieme, della lenta ma inesorabile agonia che lo sta lentamente uccidendo: un’agonia lunga e dolorosa, che troppo stride con tutto quello che di breve, in Italia, si vorrebbe far passare.

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