venerdì 10 maggio 2013

Sventurino


L’ennesima espulsione perpetrata ai danni di un suo rappresentante, ma soprattutto le velenose parole proferite dal Consigliere Antonio Venturino a ridosso di questa improvvisa quanto giustificata cacciata, portano inevitabilmente a delle riflessioni e considerazioni non solo sul come la stessa cosa può essere vista da diverse angolazioni, ma anche su quella che è la natura dell’essere umano di italica origine, con un punto fermo dal quale pare ormai impossibile discostarsi: forse, tutto quello che abbiamo, ce lo meritiamo.
Non scendo nel merito della motivazione per cui il consigliere siciliano è stato cacciato, perché per giusto o sbagliato che sia se ci sono delle regole (magari anche poche e confuse), queste vanno insindacabilmente rispettate, proprio per evitare quell’anarchia che non rappresenta solo la morte di un movimento, ma di una democrazia intera; la cosa che però da più fastidio, e questo vale per lui come per tutti gli esiliati precedenti, è il sistema tipicamente nostrano di sputare nel piatto dove si è appena finito di mangiare o, come nel caso di chi ancora ricopre cariche istituzionali, si continua lautamente a banchettare.
C’è chi presenzia alla presentazione di manoscritti sulla vera natura di Grillo e Casaleggio cogliendo ogni minima opportunità per attaccare il movimento; chi si lascia andare ad ironici post o battute a discredito degli stessi aderenti continuando però ad intascarsi il lauto stipendio che quella poltrona a cinque stelle gli ha concesso; chi, invece, definisce pecoroni in mano a quei due coloro che nel movimento credono, chiamandosi fuori da quel gregge per finire in quello condotto unilateralmente dal condannato di Arcore.
Forse siamo pecoroni, forse gli illusi dell’ultima ora, forse solo persone che hanno creduto di ridare lustro ad un’onestà e ad una serietà di cui pensavamo loro essere le nostre bandiere, sbagliandoci di grosso visti i pessimi risultati conseguiti.  E’ che forse sta proprio nella natura umana dell’italiano di contravvenire alla regole, di non rispettare contratti e leggi, di cercare egoisticamente la scappatoia per frodare non il malcapitato di turno, ma l’intero sistema Paese, senza rendersi conto che tutto questo può portare ad un’esasperazione di gran lunga superiore a qualche insulto sui social network o a qualche scappellotto morale.
E’ un modo di vivere, di pensare, di agire che va cambiato in tutti noi per evitare che il Condannato di Arcore continui ad avere figli e figliocci che prolificano lungo l’intero Stivale; e anche se rimarremo in pochi, anche se il Movimento giungerà alla sua naturale conclusione, continueremo a farlo perché non deve essere una prerogativa dei grillini, ma di tutti gli Italiani che hanno ancora un briciolo di buon senso.
Il punto politico invece sul quale l’ex 5 stelle della Trinacria è parso come un’auto impazzita su una lastra di ghiaccio, è riassunto in questa farsesca dichiarazione: “Il M5S ha perso con Bersani una grande occasione”. Quale, signor Venturino ? Può scendere più nel dettaglio e raccontarci la trama dell’intero film di fantascienza che l’ha così profondamente abbagliato ?
Bersani, con gli otto punti e la richiesta di appoggio (non di governo comune) al Movimento aveva aperto un piccolo spiraglio in una porta dietro alla quale c’era un plotone di esecuzione, lo stesso che lo ha fulminato in compagnia di Prodi. Era chiaro a tutti, fuorchè a chi vuol far finta di continuare a vivere in una realtà virtuale, che l’ala centrista del PD (e in parte Bersani medesimo) volesse stringere un’alleanza con il finto nemico (il vero, caro Venturino, era il M5S): nell’ottica la proposta condivisa su Marini, su Napolitano ed infine un governo di spartizione  che nulla muti perché il vero potere che regna in Italia (e credo si sappia di chi io stia parlando) così aveva deciso (“Niente froci e comici al Governo”).
Quindi di quale strana occasione stiamo parlando ? Quale sarebbe stata questa irrinunciabile opportunità gettata alle ortiche da Grillo ?
La vera opportunità, caro Antonio, l’avete avuta voi quando siete stati eletti con un compito ben preciso: un’opportunità che, al primo canto delle sirene di Ulisse, avete fatto perdere non solo al Movimento, ma ad un Paese intero ormai completamente alla deriva.

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