mercoledì 5 maggio 2010

...e il 5 Maggio della Storia

Era la notte tra il 5 e 6 maggio del 1860 quando dallo scoglio di Quarto salparono il "Piemunt" ed il "Lumbard" verso un'impresa che sarebbe diventata epica. Mille uomini, che rappresentavano la parte più moderna della società, quella più proiettata verso il futuro Novecento: intellettuali, professionisti, insegnanti, operai, artigiani.

Quasi assenti i contadini, che pure erano allora la parte preponderante della popolazione italiana. Il contingente era composto da 435 lombardi (e fra loro ben 180 erano bergamaschi), 151 veneti, 160 liguri. C’erano poi 20 friulani, un’ottantina di toscani (molti i livornesi), quaranta emiliani e 30 delle altre regioni centrali. Dal Sud ne venivano meno di un centinaio e di questi 45 erano siciliani. Pochi i piemontesi (30), non perchè rientranti nella tradizione dei "bugianen", ma perché quasi tutti i patrioti erano inquadrati nell’esercito regolare. Tra loro, però, non c'erano gli avi di Roberto Calderoli ed Umberto Bossi, perchè certamente già allora avrebbero evitato di annettere il Meridione alla verde Padania, ben consci dei problemi che tale unione avrebbe creato. Loro rimasero lassù, l'uno chino sulla scrivania a farneticar leggi ed il secondo a riempir ampolle sulle rive del fiume Po nell'attesa che Garibaldi lo convocasse con invito ufficiale e che la storia, 150 anni dopo, rendesse giustizia al loro diniego. La storia, però, la scrissero gli impavidi mille che attraversarono il Mediterraneo per approdare sulle spiagge di Marsala; pagine intrise di quel sangue e di quel sudore di cui, lo si voglia o no, noi siamo figli. L'Italia così nacque; con un'annessione non forse da tutti desiderata, con un evidente (almeno nel tempo) squilibrio tra Nord e Sud, sotto un Tricolore e sulle note di un inno che ci inorgogliscono ogni qual volta garrisce e risuona nell'aria. Un'Italia che qualcuno pensa di poter spezzare in due, senza ricordare quanti figli di quel Sud hanno lasciato tutto per fare le fortune di aziende e fabbriche che senza la loro manodopera, forse, non sarebbero tali. L'Italia è una, sola, indivisibile: così la fece Garibaldi, così non la vuole Calderoli.

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